Associazione Pro Val Mulini Onlus


Vai ai contenuti

Percorso Botanico Il Bosco dell'Aglio

Quaderni > Percorso botanico

Presentazione

A Ronago, ai piedi della 'Selvamara' il terreno spiana, ma resta un poco ele-
vato rispetto al fondovalle, per questo fu chiamato “L'Altipiano”.
Sotto questa località, dalla parte che va verso la Svizzera tra la strada provinciale e la via dei Prati, c'è un bosco, non molto esteso, che antica-
mente(anni ’500 - ‘600) era chiamato ‘I boschetti del Comune’, essendo di proprietà comunale. Ora questo bosco ha due salienti peculiarità, che ne hanno determinato la scelta per il nostro progetto.
A primavera il terreno si tinge prima di verde smeraldo e poi di bianco gra-
zie alla crescita ed alla fioritura dell'aglio orsino che, come un prezioso tap-
peto, tutto ricopre:
per questo lo abbiamo chiamato 'IL BOSCO DELL'AGLIO'!

In questo bosco sono presenti degli alberi quasi secolari, che sono cresciuti spontanei in una ricca diversità di essenze e, in poco spazio, dimorano l'uno accanto all'altro, evidenziando le loro caratteristiche e mettendo in risalto le loro differenze: per questo lo abbiamo ritenuto il luogo ideale per l'alle-
stimento del nostro
'PERCORSO BOTANICO'!
Nel fare questo siamo convinti di valorizzare un ambiente naturale di pre-
gio, riscoprendo nel contempo il valore avuto dall'albero nei tempi passati; natura e storia, entrambe unite per ricordare ed insegnare cose semplici, ma di grande importanza.

Da noi, oggi, si vede il bosco solo come un serbatoio da cui trarre legna da ardere; lo si taglia, se ne portano via i frutti e poi lo si abbandona. Se ci guardiamo indietro con attenzione e con umiltà, scopriamo che il bosco aveva un'importanza quasi uguale a quella del terreno fertile su cui colti-
vare grano, vite e foraggio. Esistono dei trattati, risalenti al '600 ed al '700, che descrivono in modo dettagliato tutto quanto è utile sapere sull'a-
gricoltura. In uno di questi, al 'libro quinto', si tratta 'della coltivazione de' boschi', facendo così risaltare, con la parola 'coltivazione', che il bosco era oggetto di cure e di tecniche tanto quanto gli altri elementi dell'agricoltura.

Scopriamo, allora, la pratica dello 'scalvo' e veniamo a sapere che ci sono piante 'da scalvo', quali il gelso, il faggio, il carpino, il rovere, il platano, che venivano tagliate ad un certa altezza del tronco in modo da far ricrescere un’abbondante chioma, ricca di rami dalle diverse misure. Altre piante, come la robinia, il castagno, il nocciolo, l’ontano, venivano tagliate a filo terra per poi far ricrescere dalla ceppaia i nuovi ‘recasci’, che a loro volta si lasciavano ingrossare in base alle diverse necessità: manici di attrezzi, pali per viti, denti di rastrelli, legacci per botti, ‘balen’ per gerli, listelli per co-
struire cesti. Impariamo l'importanza del “legno d'opera”, ricavato dal rovere, dalla quercia, dal castagno, che venivano fatti crescere fino ad ottenere il diametro giusto per ricavarne il 'somero' (la trave maestra del tetto) o la 'teerzera' (la trave mediana o d'angolo) o il 'cantero' (i travetti su cui posare le cotichette per l’appoggio dei coppi o delle piode).


Copertina del 'Quaderno' fatto stampare dall'Associazione per illustrare, nel dettaglio, le diverse essenze presenti lungo il 'Percorso'.
Per consultarlo scegliere la pagina ' Il Quaderno'.


Menu di sezione:


Torna ai contenuti | Torna al menu